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Rigurgiti razzisti e intolleranza nel motociclismo, oggi.


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Quello del motociclismo è un mondo che, a dispetto del più che naturale legame con la novità, il dinamismo, la tecnologia, riserva degli aspetti conservatori, spesso addirittura reazionari o retrogradi. Di seguito, in sintesi il pensiero di chi crede di poter assurgere al ruolo di giudice e giuria capace di condannare tutti quegli ibridi motorizzati, muniti di innovativi sistemi di sospensione, privi di cambio tradizionale, con telai non motociclistici in senso stretto, con un numero di ruote diverso dal paio.
Ce lo immaginiamo, questo esponente di una razza superiore capace di sentenziare quale possa essere la moto ideale, quali sono le moto vere e quali no: la moto vera è un bicilindrico (ma non in linea perché non ha personalità), perché un mono è un motorino, tre sono uno di troppo e dal tre in poi sono frullini; il telaio deve essere in tubi, ma tondi! Il cambio? Meccanico; le sospensioni? Una forcella davanti e un mono dietro, ci vuole tanto?! E che non mi si venga a ragionare di ruote in più, scooter, cambi automatici o porcherie simili. Fate quello che volete, poi, ma non chiamatele motociclette!
Come possiamo assecondare tali forme di intolleranza? Come non ergerci a baluardo contro chi vorrebbe escludere i tanti che fanno scelte diverse da quelle che vengono ritenute canoniche, ortodosse?
Se una persona non ce la fa a guidare una moto normale avrà il suo diritto di prendersi uno di quegli ibridi orribili; se uno non ha la capacità di imparare a usare un cambio (e sì che ci hanno provato a spiegarglielo, ma niente, poverino, non gli riesce proprio tirare una frizione e lasciarla andare piano piano per partire e poi sentire il rumore del motore per capire  quando cambiare) potrà prendersi uno di quegli scooter travestiti da moto o col cambio automatico, sequenziale, o nei mille diabolici modi che si inventano per non usare un cambio come dio comanda; se uno non ci arriva a muoversi in sella per capire che deve spingere sulle pedane, assecondare i movimenti della moto, non gli vogliamo mettere al posto della forcella una sospensione che evita totalmente i trasferimenti di carico?! O meglio ancora, perché non metterci una ruota in più?! D'altronde, non tutti capiscono che la moto non può stare in piedi da sola. Cosa dite, così diventa un triciclo?! Lo vedete che non siete pronti ad accogliere il diverso, lo straniero, chi la pensa diversamente da voi?! Se uno ce ne vuole anche quattro, di ruote, saranno problemi suoi?!  
Del resto, ci sono tante persone con problemi fisici, o con famiglie che fin da piccoli non sono stati in grado di educarli a guidare una moto da cristiano, che non gli hanno dato la giusta educazione o due manrovesci quando era il momento giusto. Ecco perché oggigiorno ci si trova le strade piene di scuter: le famiglie non educano più i ragazzi!
L'invito è, ove possibile, di istituire dei centri di recupero per questi disgraziati, ma senza escluderli o ghettizzarli a prescindere. Oppure magari creare delle riserve dove possano circolare liberamente insieme ai loro simili, ma lontani dagli occhi dei nostri figli, che vedendoli potrebbero crescere facendosi idee sbagliate.
 Chissà che in questo modo da un tmaxista non possa uscire in un lontano futuro di rieducazione, non voglio dire un endurista, ma magari almeno un vespista.
E comunque, l'opzione migliore è senz'altro quella di aiutarli, meglio però se a casa loro!
 
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