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Esagerazione accessoriata


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Il Motociclista, fin dagli albori della sua creazione, è stato un essere semplice, basilare. Di solito è felice anche solo se frega per dieci minuti il 125 a suo figlio con la scusa di andare a prendere il pane, o se può guidare qualcosa che ha due ruote e un motore per andare al lavoro. Lo scopo primario di un Motociclista è quello di andare in moto, meglio se in compagnia di altri suoi simili, e meglio ancora se a metà percorso ci si può fermare per mettere le gambe sotto un tavolo.
La moto, poi, è nata come mezzo economico, proletario; permetteva a chi aveva pochi soldi di spostarsi autonomamente con un mezzo dalla meccanica semplice, sul quale era facile intervenire da soli per manutenzione e riparazioni.
Fondamentalmente, il piacere dell'andare in moto risiede da sempre anche nell'avere un mezzo leggero, agile, col quale esibirsi in funambolici zigzag in mezzo al traffico, fare le penne, una delle massime espressioni del progresso umano, prendere il vento in faccia anche a costo, qualche volta, di arrivare a destinazione con la faccia impiastricciata di moscerini. Se poi il Motociclista in questione viaggia felice e col sorriso stampato, potrà fermarsi con tutti i denti neri, e probabilmente dopo aver ingoiato qualche moscon d'oro. Se poi il prode guidatore non fosse stato neppure provvisto di occhiali di qualsiasi foggia, a riempirsi di moscerini sarebbero stati pure gli occhi, tanto da far tornare alla mente la descrizione che Dante fornisce di Caronte, il traghettatore delle anime all'inferno nella sua Divina Commedia: "Caron dimonio con occhi di bragia, che al posto del collirio usa l'acqua ragia".
Chiaramente i tempi cambiano, gli standard di sicurezza anche, il vento sempre in faccia può diventare fastidioso e non consente di stare tantissime ore di fila comodamente alla guida. Per questo il Motociclista si è dovuto attrezzare col passare del tempo di protezioni sempre più ampie per ripararsi dalle intemperie, fino ad adottare, in primigenii accrocchi decisamente caziabili moralmente ed esteticamente, a montare il parabrezza della Vespa sull'Aprilia ETX, azione per la quale si poteva essere condannati alla gogna e all'astensione da qualsiasi forma di attività sessuale per tutta la durata del liceo. Tentare di giustificarsi che "così però non mi bagno" poteva solo peggiorare le cose.
Ovviamente tali sistemi di protezione dal vento si sono evoluti divenendo sempre più aerodinamici, richiedendo delle staffature che, come simpatici uccelletti attaccati al trespolo, hanno cominciato a ospitare un semplice navigatore satllitare che portasse da A a B. Poi i cellulari, collegati agli interfoni, alla playlist, al passeggero hanno richiesto il loro posto (i cellulari, non il passeggero, con loro di solito ci si mette d'accordo prima e stanno dietro), e quindi vuoi non averlo a portata di mano, chiaramente piazzato dietro il cupolino?! Una quantità di tecnologia oramai irrinunciabile per esere sicuri, interconnessi con chi viaggia vicino o lontano da noi.
Spesso, poi, dietro il cupolino ci si mette un secondo navigatore con la traccia gpx navigabile ( lo sappiamo, forse si stava benissimo anche con la cartina), il custodino del Telepass con la tariffa agevolata (ahahahahaha), il telecomando del cancello, l'orsacchiotto portafortuna, sempre un cinghiale per lui, una tartarughina per lei (ma una bella maiala, non ce la mette nessuno?!), la foto dei figli i più romantici, quella della maiala, ma non di pezza, i più avventurieri.
Ovviamente, il risultato è che il Motociclista romantico che prendeva il vento in faccia e tornava a casa sputazzando gli insetti è ormai un lontano ricordo, oberato dalla tecnologia che non solo gli incasina un'esistenza e una passione che poteva essere anche semplice, ma gli si piazza sul cupolino impedendogli di vedere la strada. Il risultato? Provate a chiederlo a lui: <Ma dove vai con tutta quella roba davanti, e senza vederci un tubo?>
La risposta sarà: <Tanto, ho inserito il pilota automatico...>
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