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Il nastro americano


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Il Motociclista da Passi, quello che parte da casa con la tuta macerata dal sudore, dal breccino e dai moscerini, non trasporta bagaglio. Al massimo, un marsupio fregato al nipote che l'aveva trovato nell'uovo di pasqua e quindi mai utilizzato, riempito col portafogli e, in tempi successivi, col cellulare, purché piccolo e rigorosamente spento, che non abbia a rompere le palle mentre guido, o meglio mentre supero qualche record di cronoscalata su strada aperta alla circolazione.
La tuta multicolore perché alla svendita era rimasta solo questa, chissà perché, le saponette finite fino al velcro, così come gli pneumatici: coi pippolini al centro e alle tele dalle parti, spesso con due centimetri di sbordatura di gomma, a dire il vero ricordo dell'ultimo giro in pista. Probabilmente di qualcun altro.
Questo tipo di Motociclista, della vecchia guardia smanettona, è a tutti gli effetti un sopravvissuto; non tanto in senso letterale per le numerose smargiassate per le quali si è distinto frequentando immancabilmente poco più che sempre le solite strade ma perché i compagni di avventure si sono via via diradati dedicandosi ad altre occupazioni, spesso più fruttuose, meno rischiose e di natura spesso affettiva o sessuale come frequentare una donnuccia e metterci su una famiglia.
Il Motociclista da nastro americano è riconoscibile principalmente per questo elemento che abbellisce un po' tutto, dalla moto all'abbigliamento, e gli conferisce quel fascino di reduce appiccicaticcio che bada quasi esclusivamente alla velocità pura.
Il nastro americano, quello telato, argentato con una blanda resistenza termica ma quasi eterno anche sotto l'acqua battente, tiene insieme una gran quantità di componenti della moto, fra le quali le plastiche, gli specchietti se ancora presenti, la targa magari nascondendola anche un po' dallo sguardo inopportuno dei velox.
Ma soprattutto, il nastro americano abbellisce l'abbigliamento del Motociclista American Tape. In genere, averne tanto addosso è una sorta di certificazione che si piega da paura, semplicemente perché si è arrivati a consumare lo stivale. Si potrebbe obiettare che semplicemente lo stivale si consuma perché si è tenuto il piede a papera, invece che in punta della pedana, ma per questo il nostro eroe si procurerà di abbellire anche altre parti della tuta col nastro americano come le ginocchia o i gomiti, anche per tenerla insieme dopo l'ennesima scivolata risalendo il Passo della Calla oppure il casco, in corrispondenza degli orecchi, come a simboleggiare che ha piegato “fino agli orecchi”, magari fraintendendo un classico modo di dire comune fra gli smanettoni da Passi domenicali.
Intravedendo il palese taroccamento, il popolo dei Motociclisti a questo punto comincerà a nutrire dei sospetti sulla veridicità di ciò che American Tape va affermando in merito alle proprie doti di smanettone e lo aspetterà per ripartire insieme e vedere come va. Avvedendosi della minaccia, esso guarderà con sospetto la vecchia Cagiva Mito 125 gialla limone e si produrrà in una palese finzione di riparazione smontando sul piazzale di fronte al bar da Giovanni sul Muraglione tutto il blocco motore, giusto per prendere tempo affinché gli altri si annoino e se ne vadano, finalmente. Di solito, a buio pesto, rimasto finalmente da solo, aspetterà la corriera per fare finalmente ritorno a casa.
“Stai attento, per favore -gli chiederà gentilmente l'autista della Sita- di non appiccicarmi quel nastro sui sedili, ché l'ultima volta ci è voluto il diluente per pulire e la puzza è rimasta un mese”.

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