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Lo specchietto retrovisore: tecnologia e antiquariato sulla moto


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La motocicletta, da sempre, è sinonimo di innovazione scientifica e tecnologica, di ricerca, di costante miglioramento e di studio al fine di migliorare prestazioni e sicurezza. Fin dal suo esordio le più grandi menti dell'umanità si sono avvicendate nello studio di dinamica, pneumatica, idraulica, cinetica, cinematica, elettronica e, come diceva quella famosa pornostar, chi più ne ha più ne metta.
Lo studio di questo appassionante mezzo a motore ha visto buona parte del suo sviluppo, ad esempio, in Giappone dopo la fine della seconda guerra mondiale a causa dal divieto, imposto dai vincitori del conflitto, di produrre aeroplani e sviluppare tecnologia aeronautica. Non potendo lavorare sugli aeroplani gli ingegneri giapponesi riversarono la loro passione e i loro studi sulla creazione di motociclette.
La motocicletta nasce fondamentalmente come una forma evoluta, spinta da un motore a scoppio posizionato nei primi modelli nei punti più diversi del telaio, di una normale bicicletta o dall'incontro della tecnologia aeronautica con le due ruote, come ci insegna la storia di BMW ad esempio, il cui marchio, l'elica, ricorda che i cilindri boxer contrapposti sono una parte di un motore rotativo aeronautico. 
Solo successivamente alle prime sperimentazioni di bici a motore i telai si sono sviluppati al fine di ospitare il propulsore al centro in modo da bilanciare le masse e abbassare il baricentro, ma sostanzialmente anche le moto che guidiamo tutti i giorni rimangono quei bizzarri oggetti, solo molto evoluti.
L'avvento di telai sempre più rigidi, delle sospensioni; l'evoluzione dei motori, degli impianti frenanti, dell'aerodinamica hanno cambiato sostanzialmente la motocicletta, fino ad arrivare alle più recenti gestioni elettroniche dell'erogazione che limitano l'eccessivo slittamento della ruota motrice in accelerazione e dell'impianto frenante e che assistono il pilota oltre che nella guida sportiva, anche nell'uso quotidiano prevenendo pattinamenti e quindi perdite di controllo. Gestione elettronica del gas affidata anch'essa ad una centralina; frizione antisaltellamento che impedisce il bloccaggio della ruota posteriore in scalata, per non parlare dei rivoluzionari modi di navigazione o di interazione pilota-macchina: sono solo alcuni dei nuovi importantissimi contributi della recente tecnologia al mondo del motociclismo, tanto che purtroppo il pilota moderno rischia di dimenticare quanto sia importante saper guidare la moto in condizioni di scarsa aderenza, ad esempio, che si possono comunque presentare e che richiedono che il motociclista ricordi che, diavolerie elettroniche a parte, la sua moto non è altro che la lontana pronipote di quella bicicletta a motore. Volente o nolente deve saperla guidare, gestire con gli spostamenti del corpo e dei pesi, spingere, tirare, muoversi in sella.
A questo fine, ovvero di ricordare che anche la moto più moderna non si guiderà mai da sola, le illuminate menti dei progettisti di moto conservano su ogni modello, ben in vista, un oggetto che oseremmo definire a dir poco anacronistico: gli specchietti retrovisori.
Lo specchietto che troviamo su qualsiasi moto, quasi invariato per tecnologia costruttiva rispetto a quelli prodotti dalla metà del diciannovesimo secolo, ovvero più o meno da quando è stata inventata la bicicletta, consta di una lastra di vetro piana sul retro della quale sono fissati sali di argento e gommalacca.
Per questo, quando vi fermate ammirati ad osservare la più straordinaria delle novità ipertecnologiche piena zeppa di tutte le più meravigliose libidini elettroniche, tanto che verrà naturale pensare che anche con tutti i millemila cavalli della quale è attrezzata sarà un baloccone godibile anche dai meno esperti, vi invitiamo a soffermare la vostra attenzione su quei semplici, antichi, forse antiestetici orpelli che consentono di vedere cosa succede dietro di noi quando siamo seduti sulla motocicletta, e ricorderete che comunque la volete mettere, anche quella non è altro che una bicicletta col motore, e che come tale va saputa guidare.
Certo, tutto questo sarà possibile finché qualcuno non metterà degli schermi collegati a telecamere posteriori al posto degli specchietti, e vorranno farci guidare uno di quei “sempreinpiedi” che avevamo da bambini. 

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